Diario di una strega

2018-10-31 admin 2 min read No Comments
Diario di una strega

Diario di una strega

2018-10-31 Scarlett 2 min read No Comments
Dal diario di Mary Elisabeth Thorn.
Norwich, Inghilterra. A.D. 1640

Erano sempre stati una seccatura per me poiché, fin da bambina, mi avevano attirato gli sguardi di disapprovazione della gente. Ma non avrei mai immaginato che avrebbero contribuito a decretare la mia morte.

I miei capelli rossi, dico. E per rossi, intendo proprio del colore del fuoco. Indomabili. Ricci.

A pensarci bene, è un paragone piuttosto calzante viste le attuali circostanze.

Sono sulle rive del fiume, appena fuori dalle mura che delimitano la Cattedrale, in cima a una enorme catasta di legna che brucerà insieme a me, non appena Sir Hopkins avrà finito di riepilogare tutte circostanze che lo hanno condotto ad incriminarmi per stregoneria.

Hanno dovuto legarmi ad un palo per sostenermi, perché il mio corpo, sfiancato da settimane di torture, intervallate a periodi di riflessione, non era più in grado di reggere il mio peso.

Il corpo è sfiancato ma la mente è salda e l’animo quieto, perché tra poco potrò finalmente liberarmi da questo tormento. E così, invece di implorare un estremo atto di clemenza, che so non arriverà mai, mi godo l’ultimo tramonto in una tiepida giornata di fine maggio.

I ricci ribelli, non più raccolti come decenza comanda, mi ondeggiano davanti al viso, mossi dal sottile venticello che si è appena alzato e mi impediscono di distinguere i visi familiari, ammesso che ce ne siano, tra la moltitudine di volti che si è radunata sull’argine del fiume, in attesa dello spettacolo.

Solo che torneranno a casa delusi.

Non posso assicurare che la mia bocca non urlerà, una volta che le fiamme inizieranno a lambire la mia carne, ma non mi sentiranno mai implorare pietà.

Perché nella mia pur breve esistenza non ho commesso nessuna delle atrocità di cui sono accusata.

Perché tutto ciò che ho fatto è stato essere me stessa.

Perciò no, non invocherò la grazia di un Dio che mi lascia bruciare viva a causa dell’ignoranza, della paura e dell’invidia di coloro che mi hanno condannata.

Piuttosto, signori, poiché mi chiamate strega, io vi maledico.

Siate maledetti voi, per le bugie che avete estorto, per gli inganni che avete perpetrato, per il coraggio che non avete avuto, per il dolore che avete causato!

Prima di sera il mio corpo sarà cenere dispersa dal vento e il mio spirito, finalmente libero da ogni impedimento, notte dopo notte, riporterà alle vostre orecchie gli echi delle mie urla, fino a condurvi alle soglie della pazzia. Fino a che l’unica pace per voi, come lo è ora per me, sarà la morte.

 

Devo proprio smettere di cominciare un racconto dalla fine.

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